WALTER FUSI


fusi
Carmina burana n.60, 2003, tecnica mista su 8 tele, cm 120x80

Colori Cantori
Un’astrazione più energetica che celebrale, la sua, che ha attraversato due fasi tra loro dialettiche, in buona sostanza: la prima connaturata alla forma organica, la successiva alla forma geometrica, l’una più psichica e costruttiva, l’altra più decostruttiva e intellettiva. E che in tale sinuosità, infine approdata al coesistere dell’organico col geometrico, altro non ha fatto che sintetizzare la gestualità nel colore, dando forma all’energia. Così può ricapitolarsi, a me pare, fuori dall’ideologia e dal moralismo, la via di Fusi; che, dicono le cronache, fu tra i protagonisti italiani dell’Informale dalla metà degli anni ‘50 alla metà dei ‘60, poi abbracciò il Neoconcretismo con accenti minimali per altri dieci anni, e quindi si prese la libertà di dipingere in Fusiano senza accenti verso lo scadere degli anni ‘70, sempre tra pause e silenzi. Ma ciò che davvero merita di essere valutato, è il fatto che la sua opera cangiante ha superato, e bene, due evenienze storiche sopravvenute all’esaurirsi delle avanguardie moderne: una è la parità fra avanguardia e tradizione, due, lo scambio tra aniconico e iconico. [...] Nella triade di segno, gesto e colore - che Fusi giustamente rivendica al suo lavoro - quel che lui ha innovato meglio è l’intensità del gesto: l’ha reso più intimo: e più coerente. Forte di una vitalità che ha espresso con decisione anche nei suoi strappi, Fusi dipinge in modo da far fluire l’energia gestuale del dipingere direttamente nell’energia dei colori. Non solo il raccordo stru- mentale tra la mano e il disegno tramite la linea “arabesque” o l’intaglio dei “papiers coupés”, come in Matisse; non più la vis teatrale di calcare la scena del quadro con tutto il proprio corpo, come negli “action painters”, che raramente stabilivano tra il corpo vivente e la tela inanimata un’intesa vera, non esteriore né recitata; ma finalmente un’osmosi, un respirare all’unisono tra l’immaginazione in atto del pittore e le proprietà altrettanto immaginifiche dei segni-colori, in cui Fusi fa scaturire le immagini dal dipingere, in una gestualità liberatoria.

Tommaso Trini
Tratto da Tommaso Trini, Walter Fusi, Colori cantori,
Living Art Gallery, Milano, 1996