VALENTINO VAGO


vago
L.R. 166, 1991, olio su tela, cm 150x200

L’emozione che sempre si accompagna alla pittura di Valentino Vago è alla radice del suo stesso modo di pensarla ed eseguirla. Un’emozione che precede l’opera e la rende possibile. Che rimane sospesa ma presente, vibrante nella trasparenza del colore e della luce a cui si lega e a cui affida le qualità inconfondibili di questa pittura. Indicare l’emozione come segno distintivo dell’opera di Vago, non è notazione letteraria, ma individuazione di una componente che appartiene alla cultura di questo artista. Una cultura da cui evidentemente ha tratto quanto gli era più affine, quanto più poteva collegarsi a quella sua dimensione lirica e spirituale, ma non per questo senza tenacia, animata da una coerenza interiore che ritroviamo lungo i quasi quarant’anni del suo lavoro. È nel 1955 che Vago termina gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera e trascorre un anno o poco più che già appaiono le prime prove significative. Tutto avviene dunque nel cuore dell’esperienza informale in Italia, un’esperienza che non condizionerà formalmente la sua pittura se non agli inizi, ma troverà motivo di intensi rapporti con quella disposizione, fortemente radicata in questo artista, a supera i più spiccato carattere emomitivo e esistenziale. L’autenticità dell’esperienza sarà per Vago la costante fedeltà ad una visione tesa a rintracciare l’aspetto originario di ogni fenomeno. Un’origine che trascenderà sempre la fenomenicità in quanto tale, per meglio rivelarsi in una dimensione intuitiva.

Tratto dal catalogo Valentino Vago, L’esperienza della luce,
a cura di Giovanni Maria Accame
Pierluigi Lubrina Editore, Bergamo, 1993