ALDO TURCHIARO


turchiaro
De rerum natura iuxta propria principia Omaggio a Bernardino Telesio, 2003, olio su tela, cm 160x130

Animalesimo metafisico
Aldo Turchiaro, Esopo del 2000, poeta-pittore che affronta con lirismo-profetico i temi dell’apocalisse fra il mondo animale e quello tecnologico. Percepisce che il lato più evoluto dell’umano ha sempre imitato la natura. Le macchine funzionano come prolungamenti delle nostre braccia, gambe cervello viscere, ma principalmente in immagini e somiglianza degli animali, che si muovono in queste due foreste: quella di fili e tecnologia creata dall’uomo e quella più remota. Dentro questa visione di “Apocalypse Now” la scienza non sta evolvendosi soltanto a nostro favore, né del mondo vivo. Questi animali, nei quadri anteriori, erano di metallo e mimetizzati con la macchina, giravano fra rifiuti tecnologici o pietre e altre materie vive. Questi di oggi, dei suoi nuovi quadri e disegni, confabulano, discutono, assumono un aspetto quasi umano – fra i grattaceli – fanno i nidi fra le mura delle nuove abitazioni, adattandosi. Sono la parte viva dell’universo, sono la parte all’erta che attraverso il suo pannello parla e si muove il mondo kafkiano. E insorge. Turchiaro è un Esopo che sosta in stazioni interplanetarie o scende lungo fiumi-fogna che muoiono uccisi dalla plastica e da altre materie biodegradabili. Questo Esopo dialoga con il futuro, pensando al passato, unico modo di prevederlo, premunirlo. Le sue figure quasi statiche, metafisiche, figure sacre o dissacranti potrebbero sostare in templi antichi, precristiani: dove l’uomo e la natura vivevano abbracciati in una sola storia.

Ho chiuso nel metallo
l’occhio di un passero
tenero, sottile, vivace
ho chiuso nel metallo
il battito di una farfalla.

La Pietà che Turchiaro ha rappresentato con un delfino, simbolo assoluto di gioia preumana: dialogo dettato dall’intelligenza senza parola. Questo delfino morente, che viene abbracciato da un uccello, svela un sentimento così forte che solo un uomo del Mediterraneo, dei nostri giorni, può creare nella sua patetica consapevolezza. Ma dobbiamo anche parlare delle luci immaginarie o vere, delle luci interiori o profondamente spettacolari, delle materie e della armonia erotica di questi suoi quadri. Questa armonia viene da un lavoro ossessivo, appassionato con la materia pittorica. L’affabulazione contemporanea di Turchiaro ha origini preistoriche. L’uomo, generato, restò legato ai quattro elementi vitali della natura: la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco. Restò legato anche a tutto quello che lui stesso aveva inventato. I giorni si fecero scuri, le notti nelle foreste divennero fredde, il cielo si spaccò in nuvole polverose e stranamente illuminate precipiteranno uccidendo uomini, donne, bambini, tutto il verde, i laghi, i grandi fiumi e il mare. Ma gli animali di Turchiaro avevano già percepito il pericolo: La grande Agave, Cosa pensi Grillo?, Il Delfino ferito a morte, Il Buco Viola, La Cetonia, L’agave acchiappanuvole, Horcynus Orca, Uccelli innamorati.

Io sono pietra e vivo in ogni angolo
sono uccello e non conosco l’inverno.
Sono aria, acqua e vengo dalle viscere della terra.
Sono un uccello che vola perché è tutto
sono un frutto di un albero.

Saggio, vagabondo, circondato dalla natura, mistico animale il delfino, senza casa, senza libri, senza scienza.
Sono vivi i quadri di Turchiaro, traspirano luce e armonia.

Marcia Theóphilo