MAURO STACCIOLI


staccioli
München ’96 Red concrete and iron, 2004, cm 1200x65

Idee grandi e forti. Di ferro e cemento

Esistono due grandi categorie di scultori: quelli che curano l’aspetto plastico e la componente manuale e materica e quelli che, invece, privilegiano la modulazione spaziale e gli interventi sull’ambiente o il territorio. Mauro Staccioli (1937) appartiene al secondo gruppo. Le sue opere - tanto quelle minori che quelle gigantesche - sono sempre un’appropriazione delle spazialità preesistenti: che possono essere parchi o dirupi, muraglie o boscaglie, come in questa rassegna bergamasca, dove espone sette lavori. Qui, Staccioli si è «impadronito» dell’invaso della galleria e l’ha sconvolto attraverso tre grandi gruppi scultorei: i consueti dischi di ferro e cemento opaco e tenebroso; una sorta di ellisse schiacciata ai due fuochi resa più efficace per la presenza d’una struttura metallica sotto la superficie di cemento scarlatto; tre sottili strutture sghembe rivestite da un insolito e raffinato intonaco verde-bosco che «sostengono» la volta preesistente attraverso una doppia torsione del tutto inedita. In questa mostra,
Staccioli ha aggiunto alla consueta componente spaziale una particolare matericità delle superfici colorate e una più sottile e quasi pericolosamente dimensionata sagoma che ha fatto raggiungere alle sculture una levità e morbidezza, a mio avviso, mai prima sperimentata. Ogni volta che si assiste alla posa in opera di lavori che non siano destinati a essere permanenti, si rimane un po’ rattristati dalla provvisorietà dell’operazione. In Staccioli c’è l’assoluta volontà dell’artista di ideare l’opera solo per un determinato ambiente; il che la rende in certo senso «necessaria» e un indiscusso atto di generosità verso se stesso e il mondo: quello di accettare, se ne è il caso, che l’opera sia considerata effimera e transitoria, giacché quello che ne costituisce davvero l’essenzialità e la durevolezza è qualcosa di più che un involucro di cemento. È un’idea che l’ha generata e che non si spegnerà neanche quando la scultura sarà scomparsa.

Gillo Dorfles