FLAVIO DE MARCO


demarco
Spazio privato pubblico pittorico (paesaggio), 1999, acrilico su tela, cm 50x70

“Alcuni dei lavori più recenti che ho visto nello studio, come è il caso di Spazio privato pubblico pittorico, si spingono con risolutezza nella direzione già intrapresa delle contaminazioni tra l’idea autoriflessiva della pittura e l’oggettualità dell’universo tecnologico. Se l’effetto più immediato che si coglie, è uno scambio reciproco delle caratteristiche, per cui la superficie monocroma sembra oggettualizzarsi, mentre le fasce laterali, che rimandano al design di un computer, tendono a stemperarsi nella pittura, la sollecitazione che segue questo primo impatto è assai più complessa. Il tentativo, così lo definisco per il suo stadio ancora iniziale, è quello di portare a un confronto con i valori più specifici della pittura, altri valori che appartengono a una particolare e non casuale area del nostro mondo visivo ormai quotidiano. Tutto ciò non cedendo alla più ovvia narrazione figurativa, ma trasformando i canoni, in verità ormai logori, di una tradizione pittorica radicalmente non oggettiva, con inserimenti che ampliano il raggio d’azione, che agiscono sul linguaggio senza snaturare la matrice originaria.
Lo schermo nero, così caro a De Marco, può contenere e può dialogare anche con la realtà di un’epoca che entra nel terzo millennio, aprendo il proprio pensiero sul mondo, incrociando una immagine che viene da fuori. Procedendo con questa espe-
rienza, non cambiano solo le possibilità future, cambia il passato, la sua differente lettura”.

Da Flavio de Marco. Riflessione e contaminazione di Giovanni Maria Accame,
nel catalogo edito in occasione della mostra “Flavio de Marco” alla Galleria Liba, Pontedera, 1999